Il viaggio come esperienza di formazione

Il tema del viaggio è spesso utilizzato nei romanzi moderni e riguarda l’evoluzione del protagonista verso la maturazione. Ne sono esempio molteplici tra i più famosi nella storia come:
-L’alchimista di Paulo Coelho,
– Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes, -Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino -Capitani coraggiosi di Kipling. In ognuno di questi romanzi i vari protagonisti effettuano viaggi di varie tipologie che comprendono la maturazione e la crescita di essi.


L’alchimista di Paulo Coelho

Il romanzo racconta la vicenda del giovane pastore Santiago sfruttando due temi della letteratura mondiale: il viaggio e il sogno. Il racconto si svolge in un arco temporale di due anni: scopo apparente del viaggio è per il giovane Santiago l’inseguimento di un sogno ricorrente secondo il quale, ai piedi delle Piramidi, vi sarebbe un ricchissimo tesoro nascosto. In realtà l’avventura che lo porterà dall’Andulasia – sua terra natale – fino sotto le Grandi Piramidi d’Egitto finirà per rappresentare un insieme di durissimi banchi di prova, rappresentazione allegorica della sua crescita.
Una volta arrivato alle piramidi troverà un gruppo di predoni che lo deruberanno ; prima di andarsene, tuttavia, il capo dei predoni gli rivela che anche lui aveva fatto un sogno due anni prima, non dandogli importanza, ma questo sogno rivela a Santiago la via per il tesoro. Il giovane riuscirà infine a ritornare sano e salvo dall’amata e nella sua terra natale, finalmente cresciuto.


Don Chisciotte della Mancia

Alonso Chisciano, un signore di campagna appartenente alla bassa nobiltà e residente nella povera regione della Mancia, decide, ispirato dalle avventure dei romanzi cavallereschi cui è instancabile lettore, di diventare cavaliere e partire in cerca di avventure. Assunto il nome di Don Chisciotte il cavaliere esce in sella al suo ronzino, ribattezzato Ronzinante, e dà il via alle proprie imprese: gli esiti, però, si rivelano sin dal principio fallimentari e, picchiato e ammaccato, Don Chisciotte è costretto a tornare a casa.

Una volta guarito, il cavaliere non si dà per vinto: accompagnato da un contadino della zona nominato suo scudiero con il nome di Sancio Panza, Don Chisciotte intraprende nuove avventure che puntualmente si trasformano in disfatte, tra cui la battaglia contro i mulini a vento è senza dubbio la più famosa. Il romanzo poi si interrompe e riprende con una nuova sezione, ambientata dieci anni più in là con il tempo. I due, pieni di fiducia e aspettative, arrivano a Barcellona dove il cavaliere della Bianca Luna (ovvero l’amico Carrasco) sfida don Chisciotte, sconfiggendolo e ordinandogli di tornare al suo paese. Fedele ai dettami della cavalleria, don Chisciotte obbedisce e, tornato a casa, si ammala e muore.

Il sentiero dei nidi di ragno

Pin è un bambino particolare, vive in mezzo ai grandi e abita con la sorella prostituta, che per vivere fa la prostituta, ma che di lui non si occupa molto. La madre è morta e il padre è andato via e. Un giorno al ragazzo viene chiesto di rubare la pistola di un marinaio tedesco, cliente della sorella. Ci troviamo infatti all’epoca dell’occupazione tedesca in Italia. Pin non vuole ma la notte ruba la pistola., e il giorno dopo la porta all’osteria, quando ormai i grandi sembrano aver cambiato idea e non dare più importanza alla pistola. Così Pin, infuriato, scappa via e nasconde la pistola in un posto segreto, che solo lui conosce, lungo un sentiero dove fanno i nidi i ragni.  
Tornando al paese viene catturato dai tedeschi che lo portano in carcere. Qui Pin viene picchiato, ma conosce Lupo Rosso, leggendario partigiano che lo coinvolge nella sua fuga dal carcere. I due riescono a scappare, ma poi si perdono e Pin rimane da solo. Mi

Pin alle prese nel nascondere la pistola che ha rubato.

L’intera storia si basa sulla crescita interiore e mentale di Pin, un semplice bambino di 10 anni, ,che, vivendo in tempi difficili in cui la guerra è protagonista, ha già vissuto eventi da adulto, e non può far altro che affrontare le difficoltà della vita.

Capitani coraggiosi

Harvey Cheyne è un arrogante ragazzino di quindici anni, figlio di un ricco magnate delle ferrovie americane. Già dalla sua età ha tutto quanto si possa desiderare (barche, carrozze private…), però non conosce il valore della fatica e del denaro guadagnato col sudore. Durante un viaggio che lo dovrebbe portare in Europa, il ragazzo cade dalla nave. Viene salvato da una barca di pescatori che stava lavorando nelle vicinanze, la We’re Here, sotto la guida di Disko Troop, burbero capitano. Li impara a conoscere e apprezzare la lealtà e la solidarietà degli uomini di mare, uomini di poche parole ma di grande coraggio e abilità. A poco a poco diventa parte attiva di essa, tant’è che i marinai della goletta iniziano ad apprezzarlo e stimarlo e nasce così uno stretto legame tra l’equipaggio, ;così il ragazzo si ritrova ad essere felice di ricevere 10 dollari e mezzo al mese per il faticoso lavoro di pesca svolto durante la navigazione e a gioire di ogni piccolo successo e ogni nuova lezione. È aiutato anche da Dan, mozzo di bordo e figlio di Disko Troop, dal quale riesce, quasi subito, ad ottenere la stima.

Il ragazzino viziato diventa così un giovane consapevole ed un perfetto marinaio e tornato a riva sbalordirà i genitori per la maturità acquisita in mare.

Il viaggio di Ulisse

Ulisse

Ulisse o Odisseo è un personaggio della mitologia greca. Originario di Itaca, detta “La città del Sole”, è uno degli eroi archei descritti e narrati da Omero nell’Iliade e l’Odissea, l’opera letteraria di cui è protagonista. Figlio di Laerte e Anticlea, marito di Penelope e padre di Telemaco, è conosciuto soprattutto per la sua astuzia, la sua intelligenza e la sua sete di conoscenza. Queste sue tre fondamentali caratteristiche lo portano a compiere l’interminabile viaggio prima del suo ritorno a casa. L’astuzia che gli si attribuisce non deve essere considerata come una semplicistica e negativa furbizia, ma una sorta di acutezza mentale che gli consente di affrontare situazioni sempre diverse, spesso insidiose, a volte più pericolose della stessa guerra. La sua principale caratteristica è quella di sapersi via via adeguare alle nuove situazioni che incontra nel suo lungo viaggio. Più che simbolo di un carattere è rappresentativo della fine di un’epoca e della nascita di un nuovo ceto sociale, costituito da mercanti intelligenti e spregiudicati, amanti dei viaggi e dell’avventura. Ulisse evoca la nascita di un più moderno e variegato modello di uomo, un individuo più sensibile e aperto a una nuova cultura.

Ulisse, dunque, si connota come personaggio nuovo e più moderno; egli rappresenta il desiderio di superare le primitive credenze irrazionali e di ampliare le proprie esperienze. Non sa rinunciare a esplorare i luoghi sconosciuti, ovunque spinto dal desiderio di conoscere la natura degli uomini lì stanziati.

Il viaggio

Ulisse dopo dieci anni passati a Troia a causa della guerra, vorrebbe ritornare agli affetti familiari e alla nativa Itaca, ma l’odio di un dio avverso, Poseidone, glielo impedisce. Costretto da continui incidenti e incredibili peripezie, dopo altri dieci anni, grazie anche all’aiuto della dea Atena, riuscirà a portare a compimento il proprio ritorno a casa.

I Ciconi

Dopo la partenza da Troia, Ulisse fa tappa nella terra dei Ciconi, a Ismaro e li attacca per fare bottino. Risparmia Marone che gli dona del vino forte e dolcissimo che gli tornerà utile nella grotta di Polifemo. In seguito è costretto a fuggire per la ferocia degli abitanti.

I Lotofagi

Ripresa la via del mare, è colto da una terribile tempesta e trova rifugio approdando nel paese dei Lotofagi, i mangiatori di loto, un fiore che fa perdere la memoria. Essi sono ospitali ma insidiosi: offrono infatti ai compagni di Ulisse il loto, che fa dimenticare loro il ritorno tanto atteso e desiderato. L’eroe è costretto a legarli e a trascinarli a forza sulle navi.

Il ciclope Polifemo

Ulisse, insieme ai suoi compagni, approda su un’isola abitata dalle ninfe. L’eroe vuole andare a chiedere ospitalità in un’isola vicina e porta con sé una nave e alcuni suoi compagni. Giungono nella grotta di Polifemo, un enorme gigante con un unico occhio in mezzo alla fronte, il quale divora alcuni uomini di Ulisse. Con singolare astuzia, l’eroe lo acceca e riesce a fuggire. Per questo sarà a lungo perseguitato dal dio Poseidone, signore del mare e padre del gigantesco mostro cannibale.

Eolo

Qui Ulisse giunge nell’isola di Eolo, dio dei venti, da cui viene accolto per un mese, ricevendo in dono l’otre dei venti, accompagnato da un divieto da non infrangere: nessuno dovrà aprire l’otre. Saranno i compagni però che, ormai in prossimità di Itaca, approfittando del sonno di Ulisse, apriranno l’otre scatenando i venti che spingeranno la nave al largo.

I Lestrigoni

In seguito le navi finiscono sulle coste dei Lestrigoni, cannibali feroci che distruggono molte imbarcazioni e divorano quasi tutti i suoi compagni. 

Circe

Solo la nave di Ulisse con ormai pochissimi uomini , riesce ad approdare all’isola di Eea, luogo stregato e inquietante, abitato dalla maga Circe. Ella trasforma i compagni di Ulisse in porci. Grazie all’aiuto di Ermes, che gli dà una misteriosa erba quale antidoto alla maledizione della maga, l’eroe riesce ad evitare l’insidia e costringe Circe a restituire ai compagni sembianze umane. Dopo un anno di permanenza presso la magica creatura, Ulisse, incitato dai compagni, ricomincia a pensare al ritorno.

L’Ade

Prima della partenza Circe lo induce a scendere nel regno dei morti. Lì riesce ad entrare in contatto con le figure dei compagni perduti durante la guerra di Troia, con la madre e con l’indovino Tiresia, che gli presagirà un ritorno luttuoso e difficile.

Le Sirene

Grazie ai preziosi consigli della maga Circe, Ulisse supera la prova delle Sirene dal canto inebriante: tappa le orecchie ai compagni e si fa legare all’albero della nave per ascoltarle. Superato lo scoglio delle sirene l’eroe si sta dirigendo verso lo Stretto di Messina. s

Scilla e Carridi e l’isola di Elio

Ulisse tenta di superare i mostri Scilla e Cariddi. Scilla mangia sei volte sei compagni di Ulisse. A impresa compiuta, l’eroe non riesce a frenare i compagni che si cibano dei buoi sacri al dio del Sole, per questo affronto chiede vendetta a Zeus. Quando Ulisse riprende la navigazione, Zeus manda una spaventosa tempesta che uccide tutti i suoi marinai, distruggendo nel contempo anche la sola nave rimasta.


Calipso

Il naufrago eroe, unico superstite, viene sbattuto dalle onde sulla spiaggia della lontana isola di Calipso, bellissima ninfa. La dea innamorata di lui , lo trattiene presso di sé per circa otto anni, offrendogli perfino l’immortalità in cambio del suo amore. Ma Ulisse pensa costantemente alla moglie e alla patria lontana. Quando finalmente può ripartire, grazie alla mediazione di Atena, dopo aver affrontato l’ultima terribile tempesta , scatenata da Poseidone, l’eroe giunge all’isola dei Feaci.

Isola dei Feaci

Qui incontra Nausicaa, figlia del re Alcinoo. Dopo essere andato alla reggia e aver svelato il suo nome e raccontato le sue peripezie, ebbe dal re una nave per ritornare a casa.Quando arrivò a Itaca con l’aiuto di Atena si fece ospitare da Eumeo, come mendicante. Dopo essersi rivelato al figlio e al fedele Eumeo si recò alla reggia facendosi accogliere appunto come mendicante. Qui, schernito ripetutamente dai Proci, partecipa alla gara di arco organizzata da Penelope, che aveva promesso di consegnarsi in sposa a colui che sarebbe riuscito a scoccare una freccia dal pesante arco del marito, facendola passare per le fessure di dodici scuri allineate, e così Ulisse chiese di poter fare un tentativo. Sotto gli occhi dei Proci, dopo aver scaldato l’arma sulla fiamma, riesce perfettamente nell’impresa. Spalleggiato da Atena, scatena la vendetta che aveva attentamente preparato con Eumeo, Filezio e il figlio, togliendo tutte le armi ai Proci per poi ucciderli.Dopo aver fatto purificare la sala del trono, si presenta a Penelope la quale lo mette ancora alla prova, cercando di capire se egli conosca il segreto del loro letto nunziale: Ulisse mostra di sapere che esso è intagliato in un tronco d’olivo. Di fronte a questa rivelazione, Penelope abbraccia commossa il suo sposo.

Il viaggio di Ulisse per Dante

Dante compie lo stesso viaggio di Ulisse verso il Purgatorio, ma il suo ha buon esito, poiché il poeta non conta solo sulla ragione, ma anche sulla fede di Dio. Nel Medioevo il mito di Ulisse rivive nell’Inferno di Dante. L’eroe collocato nell’ottava bolgia dell’ottavo cerchio, dove sono puniti i consiglieri fraudolenti, racconta al poeta la grande avventura con cui si concluse la sua vita. Dante fa narrare a Ulisse non le imprese che lo hanno reso celebre, ma il suo viaggio per il Purgatorio. L’eroe e il poeta compiono infatti lo stesso viaggio ma, mente il primo confidando solo in se stesso fallisce, il secondo riesce nella sua impresa, sorretto dall’aiuto della grazia divina.

Ugo Foscolo

Foscolo nel sonetto A Zacinto fa di Ulisse un proprio alter ego. Il poeta si rispecchia molto nelle vicende dell’eroe per la nascita in un’isola greca, per l’esilio e per il fatto che entrambi sono stati vittime del destino. Ma a differenza di Ulisse che riesce a tornare nella sua isola, Foscolo non può fare ritorno nella sua terra, ma solo cantarla.

Gabriele D’Annunzio

L’incontro di d’Annunzio con Ulisse, anche se dura solo un istante, cambia la sua vita: il poeta non è come i compagni dell’eroe, ma si sente spinto a confidare solo in se stesso e a realizzare imprese eccezionali come quelle di Ulisse. Egli considera Ulisse come incarnazione mitica del Superuomo, sempre attratto da nuove conquiste, e lo definisce “Re di Tempeste”.

VIAGGIO VIRTUALE


“Verrà un giorno, e non è molto lontano, in cui potremo concludere affari, studiare, conoscere il mondo e le sue culture, assistere a importanti spettacoli, stringere amicizie, visitare i negozi del quartiere e mostrare fotografie a parenti lontani, tutto senza muoverci dalla scrivania o dalla poltrona.” 

Bill Gates

Internet è una rete ad accesso pubblico che connette vari dispositivi o terminali in tutto il mondo. Dalla sua nascita rappresenta il principale mezzo di comunicazione di massa, che offre all’utente una vasta serie di contenuti potenzialmente informativi

La nascita di Internet

Stefano&Christian

L’origine di Internet risale agli anni sessanta, su iniziativa degli Stati Uniti d’America, che misero a punto durante la guerra fredda un nuovo sistema di difesa e di controspionaggio. Prima che tutto ciò cominci a diventare una realtà pubblica occorrerà attendere il 1991 quando il governo degli Stati Uniti d’America emana la High performance computing act, la legge con cui per la prima volta viene prevista la possibilità di ampliare, per opera dell’iniziativa privata e con finalità di sfruttamento commerciale, una rete Internet fino a quel momento rete di computer mondiale di proprietà statale e destinata al mondo scientifico.

Possibilità in Internet

Stefano&Christian

Internet ha senza dubbio aperto enormi prospettive a tutti noi, soprattutto da un punto di vista didattico. Grazie alla digitalizzazione dei processi, infatti, anche l’università ha potuto trovare uno sbocco sul web, grazie alla nascita delle piattaforme di e-learning e alla possibilità di frequentare le lezioni comodamente da casa. Senza poi considerare le numerose opportunità lavorative legate alle professioni digitali. Internet non consente solo di studiare e di conseguire il proprio titolo di studio online, ma anche di svolgere vere e proprie professioni autonome molto remunerative, in quanto legate agli aspetti del web e, dunque, al mercato del lavoro più interessante e con più richiesta. Avere un sito internet significa possedere una vetrina sul mondo, farsi conoscere dappertutto. Dicendo: “Vado su internet!” la gente afferma che intende visitare i siti del World Wide Web.

Pubblicità in Internet

Stefano&Christian

Internet si sta sempre più affermando anche come canale pubblicitario, promozionale e commerciale. I suoi vantaggi sono dati dalla possibilità di effettuare quasi dei collegamenti virtuali one-to-one a costi estremamente competitivi. Al giorno d’oggi, Internet è sostenuta e mantenuta da un milione di imprese commerciali; innumerevoli sono ormai i siti web di grandi e piccole medie imprese, nonché portali di e-commerce. Forte e in crescita è inoltre il ricorso della pubblicità direttamente sulla posta elettronica degli utenti.

Rischi e pericoli di Intenet

Stefano&Christian

La Rete rappresenta invece un esempio di libertà di espressione e democrazia globale dei tempi moderni e per questo da tutelare.. Su Internet viaggiano tantissime informazioni non solo immagazzinate nei siti web, ma anche con e-mail, chatting, ecc. Sotto questo punto di vista Internet si caratterizza attualmente come una rete fondamentalmente ultrademocratica  dove ciascun singolo utente può veicolare informazioni di qualunque tipo ai propri scopi e spesso in maniera del tutto anonima.

Tale fatto se da una parte rappresenta una delle ragioni principali del successo della rete come potente strumento di comunicazione di massa, dall’altra, ovvero nel rovescio della medaglia, evidenzia debolezze e vulnerabilità intrinseche dovute sostanzialmente al fatto che il “potere” è demandato al mittente e a chi eventualmente “controlla” la rete: molte sono infatti le tipologie di attacco alla sicurezza informatica attuabili a mezzo della rete stessa da parte di pirati informatici (hacker) con intenzioni malevoli quali ad esempio attacchi di negazione del servizio e furto di dati personali dell’utente (password e codici di autenticazione, clonazione delle carte di credito, ecc.) nonché truffe dirette ai danni dei consumatori ad esempio tramite false e-mail. La sempre più facile accessibilità alla rete e ai suoi contenuti liberi da parte di un pubblico/utenti minorenni, progressivamente sempre più giovani, pone il problema della loro tutela di fronte a pericoli e rischi che l’anonimato e la vastità dei contenuti della rete può offrire nei loro confronti (es. pedofilia, pornografia, cyberbullismo, ecc.)

Chat in Internet

Stefano&Christian

La chat è un servizio offerto da Internet, che permette mediante apposito software una ‘conversazione’ fra più interlocutori costituita da uno scambio di messaggi scritti che appaiono in tempo reale sul monitor di ciascun partecipante.
Questi servizi, anche piuttosto diversi fra loro, hanno tutti in comune due elementi fondamentali: il fatto che il dialogo avvenga in tempo reale e il fatto che il servizio possa mettere facilmente in contatto perfetti sconosciuti, generalmente in forma essenzialmente anonima.

Viaggi nell’Aldilà nella letteratura predantesca

Enea

Descritto da Omero nell’Iliade come il più valoroso, fra i Troiani che parteciparono alla guerra, Enea combatte in diverse battaglie e viene più volte salvato dagli dei nel momento cruciale. I viaggi di Enea in cerca di una nuova patria dopo la caduta di Troia costituiranno il tema dell’Eneide di Virgilio. La caratteristica più importante che Virgilio nell’Eneide attribuisce a Enea è la pietas, un sentimento non perfettamente coincidente con la “pietà” , ma assai più complesso: è un misto di devozione, rispetto nei confronti degli dei e della famiglia, ma anche degli altri uomini. È un estremo senso del dovere. È un eroe che soffoca il pianto, sacrifica sé stesso e in nome dell’interesse collettivo vive una vita non scelta ma imposta. Per la sua condizione di profugo, inoltre, Enea simboleggia il dramma degli esuli spinti dalle circostanze a emigrare verso un mondo sconosciuto.

Abbiamo più volte avuto occasione di sottolineare come l’Eneide di Virgilio, costituisca il grande e fondamentale modello della Commedia. Non a caso Dante ha scelto Virgilio come sua guida per la prima parte del viaggio. La sua scomparsa alla fine del Purgatorio, quando il suo posto è preso da Beatrice, mette  in evidenza la differenza che separa il mondo antico di Virgilio da quello cristiano di Dante. Nella visione cristiana di Dante, il mondo antico costituiva una premessa nella storia dell’umanità, che avrebbe trovato il proprio compimento nel tempo nuovo segnato dalla venuta di Cristo. Per questo Virgilio,  viene collocato nel Limbo, luogo riservato ai grandi del passato che non peccarono, ma che sono comunque esclusi dalla grazia divina; egli svolge pertanto nella Commedia una funzione di estrema importanza, ponendosi allo stesso tempo come simbolo della ragione sottomessa alla fede.

L’Eneide fu composto a partire dal 29 a.C. e rimase incompiuto alla morte di Virgilio (19 a.C.); questi avrebbe voluto che fosse distrutto, ma il testo fu salvato per volontà di Augusto, a cui era dedicato. Il poema, diviso in dodici libri, ha una struttura simmetrica: nei primi sei libri vengono narrate le peregrinazioni di Enea dopo la fuga da Troia; negli altri sei le vicende della guerra tra Latini e Troiani, che si concludono col duello finale tra Enea e Turno.

Nel VI libro, che chiude la prima parte del poema, Enea, sbarcato a Cuma, consulta la Sibilla, profetessa del dio Apollo, e insieme a lei scende agli Inferi per incontrare il padre Anchise. Attraversato il fiume Acheronte sulla barca di Caronte, Enea visita le varie regioni infernali, giungendo infine tra i beati nei Campi Elisi, dove il padre gli indica le anime dei futuri grandi romani, tra cui Cesare e Augusto. Il brano si riferisce all’ingresso di Enea agli Inferi ed è sufficiente a far vedere lo stretto rapporto, che lega il poema di Dante al modello virgiliano.

Tratto da: Eneide VI, vv. 237-316

Orfeo

Orfeo un prodigioso cantore e musico, metà uomo e metà Dio, aveva il potere di smuovere col canto l’intera natura.  Morta la moglie Euridice a causa del morso di un serpente, Orfeo, confidando nel potere della sua arte, scende agli Inferi e persuade gli dèi Ade e Persefone a lasciar libera Euridice. Il permesso viene accordato, a condizione però che egli non si volti a guardarla prima di essere uscito; ma Orfeo non sa resistere alla tentazione di guardare la sposa e in questo modo la perde definitivamente. Egli rinuncia allora per sempre alle donne e alla fine il suo corpo viene straziato dalle Baccanti (Donne in preda a furiosa passione). La sua testa e la sua lira continuano però a cantare mentre vengono trascinate dal fiume Ebro fino all’isola di Lesbo, dove Apollo conferisce alla testa di Orfeo poteri profetici. Orfeo rimane l’archetipo, il modello originario della figura del poeta, il simbolo della poesia stessa.

Tratto da: Metamorfosi X, vv. 8-63

Dante cita Orfeo nel Convivio, soffermandosi su alcuni versi di Ovidio per spiegare quanto egli intende per senso allegorico. Nella Commedia Dante lo pone come poeta-teologo, Dante, però, non fa mai riferimento al mito di Orfeo ed Euridice, né al viaggio nell’Oltretomba del mitico poeta. Del resto in Purgatorio, Dante ripete tre volte il nome del poeta latino, sostituendolo al triplice «Euridice» di Orfeo nelle Georgiche. Quasi che Virgilio fosse per Dante quello che Euridice era per Orfeo. Riportiamo la versione del mito quale ci viene narrata da Ovidio nel X libro delle Metamorfosi. Il mito di Orfeo e Euridice è noto per essere uno dei più celebri di tutta la tradizione mitologica greca. Un amore immenso tra due giovani sposi, Orfeo, bravissimo musicista, e la bellissima ninfa Euridice, viene spezzato troppo presto. E’ una storia commovente e straziante che ha da sempre appassionato e ispirato i più grandi artisti e letterati di tutti i tempi. Esistono numerose e varie versioni del mito, ma le più importanti e famose ci sono state tramandate da Virgilio nelle Georgiche e da Ovidio nelle Metamorfosi.

La visione di San Paolo

Paolo di Tarso, noto come san Paolo, è stato uno scrittore e teologo cristiano. È stato l’«apostolo dei Gentili», ovvero il principale missionario del Vangelo di Gesù tra i pagani greci e romani. Secondo i testi biblici, Paolo era un ebreo ellenizzato, che godeva della cittadinanza romana. La Visione di san Paolo è un testo apocrifo, cioè un testo non autentico in lingua greca che risale probabilmente al V secolo d.C. Esso costituisce l’elaborazione del breve accenno che san Paolo, nella seconda Lettera ai Corinzi, aveva fatto riguardo al suo rapimento al terzo cielo. il testo si divulgò rapidamente e conobbe numerose varianti ed elaborazioni. Tra le numerose visioni medievali precedenti la Commedia, quella di San Paolo è l’unica cui fa riferimento Dante.

Tratto da : Antiche leggende e tradizioni che illustrano la Divina commendia

Rispetto al fugace riferimento contenuto nella Lettera, la narrazione risulta piuttosto ampia: rapito da un angelo inviato da Dio per mostrargli lo stato delle anime dopo la morte, san Paolo viene dapprima condotto nel luogo in cui, insieme ai profeti Enoch ed Elia, risiedono tutti i giusti; viene poi trasportato nella terra promessa e quindi in un mare meraviglioso, al cui interno è collocata la Città di Dio; qui incontra i profeti, i patriarchi, i santi e tutti i beati. Dopo aver attraversato un fiume di fuoco, san Paolo raggiunge l’Inferno, dove sono rinchiusi i dannati, disposti in vari cerchi corrispondenti alle diverse colpe. La visione si conclude alle soglie del Paradiso terrestre. Riportiamo, da un volgarizzamento del Trecento, la parte iniziale del testo, dove vengono indicate le diverse pene infernali cui sono sottoposti i dannati, a seconda della gravità delle colpe commesse.

Bonvesin De La Riva

Il Libro delle Tre Scritture di Bonvesin de la Riva
è considerato uno dei principali testi
medievali dedicati alla rappresentazione dell’aldilà cristiano prima della Commedia, anche se limitatamente, perchè alcuni elementi strutturali possono essere associati solo esteriormente al poema dantesco. In primo luogo la divisione della materia. Il poemetto è infatti diviso in tre parti: nella prima («scriptura negra») si parla delle pene dell’Inferno; nella seconda («scriptura rossa») della passione e morte di Gesù Cristo; nella terza («scriptura dorata») delle beatitudini del Paradiso.

Alla descrizione delle dodici pene infernali corrispondono simmetricamente le dodici «glorie» celesti mentre la narrazione della Passione, oggetto della «scriptura rossa», non corrisponde affatto a quello che nell’oltremondo dantesco è il Purgatorio, che anzi nel poemetto non è neppure nominato. Nelle due opere appare la somiglianza tra alcune pene e beatitudini, che costituiscono peraltro un luogo comune della precedente letteratura sull’Aldilà. Più diretto può sembrare invece il legame tra le due opere per quanto riguarda la legge del contrappasso , che anche nell’opera di Bonvesin regola il rapporto tra il peccato e la pena.

Tratto da: De descriptura nigra, vv. 433-460, in Le opere volgari di Bonvesin de la Riva .

Giacomino Da Verona

Giacomino da Verona viene inserito tra gli immediati precursori di Dante. Egli appartiene all’ordine dei Frati Minori ed è autore di due poemetti, ispirati all’Apocalisse e alla letteratura francescana del tempo: La Gerusalemme celeste, in cui vengono presentate le bellezze del Paradiso, descritto come una meravigliosa città cinta di mura e ornata di splendidi giardini, lastricata di cristallo e di pietre e metalli preziosi, custodita da un angelo dalla spada infuocata; La Babilonia infernale, in cui, in simmetrica contrapposizione, vengono descritti i tormenti infernali, utilizzando i luoghi comuni della letteratura medievale di «visioni» (fuoco, caldo e gelo, animali mostruosi ecc.). Anche in questo caso, non è possibile effettuare alcun accostamento concreto tra la Commedia e l’opera di Giacomino, che fa semplicemente parte di quel comune sostrato culturale da cui è scaturito, con assoluta originalità, il poema di Dante, inoltre è detta anche la “nuova Gerusalemme”, è dunque l’immagine rovesciata della città terrena, trasfigurata e innalzata sul piano soprannaturale.

La Gerusalemme celeste comparirà alla fine dei tempi rivestita di pietre preziose multicolori. La città ha forma perfettamente cubica perché il cubo è l’espressione tridimensionale del quadrato, simbolo di tutto ciò che è saldo e durevole. Il brano riportato, tratto dalla Gerusalemme celeste, si riferisce alla descrizione delle schiere dei beati del Paradiso.

Tratto da: De Jelusalem celesti, vv. 125-156 in poeti del Duecento

Viaggio in Cina: “Il Milione” di Marco Polo

La Vita

Marco Polo nasce a Venezia il 15 settembre del 1254 fu un viaggiatore, scrittore, ambasciatore, e mercante. Insieme allo zio e al padre partì per un viaggio molto lungo in Asia percorrendo la Via della seta e attraversando tutto il continente asiatico fino ad arrivare in Cina. Rustichello da Pisa durante la sua prigionia a Genova trascrisse in francese per precisione in lingua d’oil tutte le memorie del viaggio sotto il titolo di “Divisiment dou monde”, in seguito note come “il Milione”. Marco Polo morì a Venezia l’8 gennaio del 1324

Il Viaggio

Il viaggio partì da Venezia ed iniziò nel 1271. Iniziarono passando per l’Anatolia e l’Armenia, dopo andarono verso il Tigri passando molto probabilmente per Baghdad, dopo giunsero fino al porto di Ormuz, evidentemente volevano continuare il viaggio via mare però l’idea fu bocciata. Continuando via terra attraversarono la Persia, e raggiunse il Badakhshan. Una volta attraversato il deserto del Gobi raggiunsero Catai una provincia cinese e infine proseguirono verso l’ansa del Fiume Giallo arriavndo così a Khanbaliq, cioè l’antica Pechino, questo viaggio durò tre anni e mezzo. Marco Polo una volta finito il viaggio divenne consigliere e ambasciatore del Kubilai Khan.

il Milione

Il Milione è il resoconto del viaggio in oriente di Marco Polo, suo padre e suo zio che erano dei mercanti veneziani. È stata una vera e propria enciclopedia geografica ed è anche stata definita la descrizione geografica e storica dell’Asia medievale. Molto probabilmente fu scritto da Rustichello da Pisa, si pensa nel 1298. Il Milione contribuì al mappamondo di Fra mauro ed ispirarono i viaggi di Cristoforo Colombo che fino alla sua morte pensava di aver raggiunto il Catai.

IL VIAGGIO COME MIGRAZIONE

Che cos’è la migrazione? E’ uno spostamento di uomini o animali compiuto regolarmente, in posti ben precisi. Lo scopo principale delle migrazioni è di stabilirsi temporaneamente o permanentemente in un nuovo luogo.

Esse sono fatte su lunghe distanze da un Paese a un altro.

Le migrazioni dei popoli nomadi non sono considerate come migrazioni poiché loro non hanno alcuna voglia di stabilirsi in un posto in quanto le loro migrazioni sono costanti.

Consideriamo due diverse tipologie di migrazioni:

  1. Volontaria, all’interno di un Paese o una regione
  2. Involontaria, forzata : traffico di esseri umani, schiavismo.

Quando popoli si insediano in un luogo diverso da quello delle origini è detto “immigrazione”, quando un popolo si sposta dal luogo delle origini a un altro è detto “emigrazione”.

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Le popolazioni sono dette pati quando si spostano in nuove regioni senza avere insediamenti.

I rifugiati sono coloro che vanno via dal loro luogo di origini per problemi politici e sociali, per rifugiarsi in un nuovo Stato straniero.

Questi popoli vengono aiutati dall’Organizzazione internazionale per migrazioni.

LA GEOGRAFIA DELLE MIGRAZIONI

Sono tante le cause di questi spostamenti di questi poveri popoli :

  1. povertà
  2. disastri naturali
  3. vicende politiche
  4. guerre

Dal ventunesimo secolo milioni di persone si muovono verso nuovi Stati, cercando protezione o nuovi sbocchi di lavoro.

C’è chi vuole migliorare semplicemente le proprie condizioni economiche, detti migranti economici.

E c’è chi fugge da una guerra, atti di violenza, persecuzioni politiche in cerca di salvezza.

Le migrazioni forzate di massa sono un fatto che riguarda soprattutto il Sud del mondo.
Sia come origine che come destinazione.
Il paese che ha accolto più rifugiati è il Libano.

La convenzione ONU ha definito lo status di rifugiato però le norme approvate
non hanno facilitato il rispetto di questo diritto.

TERRAFERMA

un film inerente alla migrazione prende nome di “Terraferma”, é un film drammatico mandato in onda nel 2011

Il vecchio Ernesto e il giovane nipote Filippo, due pescatori di un’isola siciliana stanno pescando quando improvvisamente intravedono i resti di una barca distrutta. La scena cambia e l’azione si svolge sul molo, dove si sta celebrando l’anniversario della morte di Pietro, il figlio maggiore di Ernesto, che era scomparso nel mare tre anni prima. Giulietta, rimasta vedova di Pietro, è insoddisfatta delle condizioni di vita e vuole traslocare sulla terraferma con suo figlio Filippo per cercare una vita e un lavoro migliore. In estate, i giovanissimi visitatori Maura, Stefano e Marco, affittano la casa di Filippo e Giulietta .Ernesto e Filippo, pescando in mare, incontrano una zattera strapiena di migranti africani. Chiamano la Guardia costiera che li avvisa di restare nelle vicinanze della zattera, ma di non prendere nessuno a bordo.

Ernesto, in ossequio alla legge del mare, raccoglie alcuni migranti che stanno nuotando verso la barca. Una donna incinta e suo figlio vengono portati da Ernesto nella propria casa, dove la notte lei mette al mondo una bambina. Il giorno dopo la Guardia di Finanza inizia la ricerca dei rifugiati e confisca la barca di Ernesto, perché è senza la licenza per il trasporto di turisti, ma non trova fortunatamente i rifugiati migranti nella casa. in Giulietta cresce la simpatia per Sara, che come lei desidera niente di più che una vita migliore, scappando nel Nord Italia, dove lavora suo marito, emigrato anni prima. Sara infatti rivela che ha iniziato il suo viaggio dal corno d’Africa, è successivamente scesa sulla zattera in Libia e sta adesso cercando d’arrivare a Torino, dove risiede il coniuge.

Una sera Filippo porta Maura al porto di Linosa, dove ruba una piccola barca e la prende per un bagno.Quando accende la lampara per illuminare l’acqua vede che un gruppo di migranti africani si sta avvicinando. Filippo è costretto a usare il timone per difendersi contro tutti i migranti che tentano di salire a bordo. La situazione nell’isola lentamente si sta facendo insostenibile, giacché le forze dell’ordine, in ossequio alla legge, devono impedire di accogliere i migranti. Ernesto, ha l’idea di trasportare Sara e i suoi figli sulla terraferma in macchina per non farsi scoprire; ma tutti i veicoli che vogliono salire sul traghetto sono controllati dai Carabinieri. Filippo, che aveva visto i rifugiati quasi morti di sete, sente il desiderio di ribellarsi contro la legge . Decide quindi di rubare il furgone di Ernesto e va a prendere la barca che era stata sequestrata a suo nonno per salvare Sara e i bambini.

Il tema principale di questo film sono i clandestini, destinati a scappare dalla propria città affrontando per giorni fame e stanchezza. Nel film viene messa in evidenza l’arretratezza della popolazione e la scarsa conoscenza delle leggi attuali, ciò si può notare quando i personaggi principali hanno aiutato un gruppo di clandestini illegalmente. Il film porta in alto i valori e le tradizioni di un popolo puro e fa notare la differenza tra le persone che sono andati in quell’isola per svago e quelle che non avevano altra scelta.

L’idea

Questo blog nasce da un’iniziativa dei professori Melania Giardino e Francesco Montone, docenti, rispettivamente, nei licei “Nitti” di Napoli e “Marconi” di Grosseto. L’obiettivo principale è quello di approfondire un tema dalle molteplici sfaccettature come quello del viaggio, inteso non solo quale spostamento fisico da un luogo a un altro, ma anche quale metafora della vita stessa. Nel contempo, il progetto mira a dar vita a una “classe virtuale” che veda lavorare in parallelo e confrontarsi studenti di città diverse, in un clima di collaborazione e rispetto reciproco. In ultimo, l’iniziativa punta a potenziare le competenze relative alla comunicazione in lingua madre, alla progettazione e all’uso delle tecnologie digitali, nell’ottica di un apprendimento permanente, che non escluda il piacere della scoperta e la bellezza del sapere.